Shining

Critica


Angelo Crespi

Il paesaggio urbano è una delle ossessioni di molti pittori moderni e contemporanei. Del resto, la poetica della modernità nasce proprio quando Baudelaire si snoda intorno alla Parigi ottocentesca e ne descrive le contraddizioni in divenire, mentre il suo coevo Pissarro la dipinge come frenetica e colorata. Nel Novecento la flânerie diventa un genere praticato da scrittori e artisti: ancora Rilke a Parigi e Boccioni a Milano con il suo “La città sorge” sono le avanguardie che celebrano l'unico orizzonte visivo disponibile. E, infatti, la natura esiste solo nelle arti come mero rifugio per i nostalgici.

Anche Antonio Sannino, da artista contemporaneo, si arrende al fascino del paesaggio urbano. E' un pittore dalla forte formazione classica, che da diversi anni dipinge metropoli "oltre a meravigliose vedute aeree del mare (una prospettiva quasi astratta, lontana dai tradizionali paesaggisti come Guccione) - da diversi anni, soprattutto scorci scintillanti di New York al tramonto o di notte, che appare luccicante quando si riflette nelle vetrate o nelle luci colorate; gli edifici ritratti in prospettive disordinate sembrano in movimento, e anche le porzioni di cielo sono frutto di una visione più che di un mera riproduzione.

Inoltre, la tecnica di nuova concezione consente all'artista napoletano una piattezza pop: l'utilizzo di una resina in grado di vetrificare i colori ad olio posati su un supporto di alluminio che si traduce in una superficie sottile e liscia che esalta la profondità della composizione Sannino crea un “equivalente paesaggistico”, una sorta di non-paesaggio con cui l'artista non vuole più rappresentare la realtà, ma la accenna cogliendone la sua espressione più forte , che spesso è affollato e compromesso dall'architettura; un sentimento ancora più radicato in questa mostra intitolata “Solo amore”, dove il vivido messaggio spirituale diventa parte integrante del paesaggio, come fosse una controindicazione subliminale rispetto a una lettura meramente iconografica dell'opera, in cui prevale un senso di smarrimento e l'assenza delle tracce umane è chiaramente espressa: in questo modo, l'osservatore esterno diventa protagonista del dipinto, riadattando le linee come un paesaggio, reso vivo dai suoi sentimenti. Tutto genera amore e il mondo stesso non esisterebbe senza il nostro occhio adorabile.

Vittorio Sgarbi

Che l’informale non abbia mai interrotto la sua contiguità con la figurazione è dimostrato oggi anche dalla serie di paesaggi di Antonio Sannino. La materia, la stesura pittorica sono inequivocabili e alludono al linguaggio informale. Ma in quei colori c’è la nostalgia della forma che ovunque ci appare come campo di fiori, paesaggio al tramonto, ombre sulle colline, fiordi increspati sul mare, in un irriducibile sentimento della natura. Non per caso Francesco Arcangeli chiamava i “suoi” informali ultimi naturalisti. Passato quasi mezzo secolo questa visione in Sannino non appare esaurita. Né dà prova, con stremata eleganza e con largo riconoscimento, Anselm Kiefer, e tra gli italiani Silvio La Casella. Può darsi che di queste esperienze Sannino abbia tenuto conto, ma è certo che il suo istinto è primario e che egli considera la sua esperienza originaria. Un colore puro, caldo, senza il tormento del dubbio. Estasi cromatiche, immersioni nel paesaggio sembrano essere una prerogativa di una ricerca non compromessa, guidata da un istinto della pittura. Felice il segno, felice il colore. E’ un’euforia di testa, razionale, che tiene lontano l’istinto. E’ liberta’ e ordine della visione, per sperimentare la resistenza dalla pittura che non è disponibile ad esaurirsi in un viaggio al termine della notte.

Barbara Genio

Spogliare la città di oggetti e di persone per ridare valore allo spazio urbano in tutta la sua luce avvolgente: ecco cosa Sannino ha voluto rappresentare nell’esposizione al complesso del Vittoriano di Roma. Che la natura abbia ceduto il passo a strade, vicoli, palazzi o ponti è solo una trasposizione di colori, materia ed artistica gestualità. Non a caso la magnifica presenza dell’acqua domina lo sguardo e riequilibra l’immaginaria frenesia cittadina. E’ pur vero che l’intenzione dell’artista, ben riuscita, non è la denuncia cruda ed allarmante, ma il tentativo di recuperare la bellezza e farla entrare di diritto nelle nostre vite. Le grandi dimensioni delle opere aiutano il percorso della mostra che accoglie lo spettatore e lo accompagna alla scoperta di pieni e vuoti incantati. Una visione di più ampio respiro fagocita forme di celebri architetture, come l’Empire State Building a New York, l’obelisco di Piazza del Popolo a Roma o il portale di Palazzo Carafa a Napoli, lasciando sempre visibile il tracciato delle principali arterie stradali, per superare il disagio individuale delle grandi metropoli ed appropriarsi del proprio spazio godendone la vivibilità. Nella trama pittorica di Sannino c’è la magia del tempo che attraversa l’arte. L’arte va dove vuole andare, ma se ne sente sempre la sua anima.

Alessandro Nicosia

Da anni il Complesso del Vittoriano s’impegna nella promozione dei talenti artistici del nostro Paese ed in questo filone si inserisce l’opera di Antonio Sannino. Gli scorci delle tre città scelte come soggetto: New York, Roma e Napoli, assurgono a metafore dell’esistenza in cui ognuno di noi è calato senza quasi rendersene conto. Tratti velocissimi, sprezzature guizzanti di colore, costruiscono paesaggi urbani privi della presenza dell’uomo, “UNDRESSED” appunto: denudati, nella loro universale quotidianità, spogliati dell’esistenza di auto, pedoni, oggetti, autobus, per assurgere ad una dimensione assoluta, globale, nella quale la struttura del quadro è scarnificata e diviene “essenziale” …E’ un arte solare e ombrosa allo stesso tempo intrisa a tratti dell’odore del mare, a tratti dell’odore della città è lo stesso artista ad esclamare “dipingo ciò che respiro, parto da una visione onirica dell’elemento della natura che vorrei rappresentare, il colore mi viene suggerito da un emozione visiva”. Un ostinato e costante sentimento della natura pervade ogni tela. Lo sguardo di Sannino accarezza l’aria, la terra, l’acqua, il fuoco ed il suo pennello estrapola gli elementi naturali sublimandoli in una visione sognata. Il pittore ama fissare porzioni di acque che accarezzano i sassi oppure sprofondano negli abissi, nei quali l’orizzonte è tutto interiore, quasi spirituale. Trasparenze che come scrive Sannino stesso, donano all’opera una percezione di purezza estremamente vitale, lasciando negli occhi dello spettatore uno specchio di vita incontaminata, quasi un omaggio alle radici mediterranee dell’artista partenopeo.